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A1 - Ipotesi sull’evoluzione della vita.

La scienza umana ha finora formulato diverse ipotesi sull’evoluzione della vita ; per citare le due correnti più importanti che si contrappongono, accenneremo a quella meccanicistica cioè deterministica e a quella finalistica cioè della causa finale.

Il meccanicismo[1] :

 Laplace formulò questa ipotesi : “ Un’intelligenza che a un dato istante conoscesse tutte le forze che animano la natura e la rispettiva situazione degli esseri che la compongono, se fosse inoltre così vasta da sottoporre questi dati all’analisi, abbraccerebbe nella medesima formula i movimenti dei più grandi corpi dell’universo e quelli del più lieve atomo : nulla, per essa, sarebbe incerto, e l’avvenire come il passato sarebbero egualmente presenti al suo sguardo”. Du Bois Reymond precisò : “Possiamo immaginare che la conoscenza della natura arrivi a un punto in cui il processo universale del mondo sarebbe rappresentato da una formula matematica unica, da un solo immenso sistema di equazioni differenziali simultanee, da cui si potrebbero dedurre, per ogni momento determinato, la posizione, la direzione, la velocità di ogni atomo del mondo”. Huxley similmente enunciò : “Se la preposizione fondamentale dell’evoluzione è vera - cioè che l’intero mondo animato e inanimato è il risultato dell’interazione reciproca esercitata secondo leggi precise dalle forze possedute dalle molecole di cui era composta la nebulosa originaria dell’universo - allora sarà altrettanto certo che il mondo attuale era insito in potenza nel vapore cosmico, e che una intelligenza adeguata, conoscendo le proprietà delle molecole di questo vapore, sarebbe stata in grado di predire, ad esempio, lo stato della fauna sulle isole britanniche nel 1868, con altrettanta certezza che se si trattasse di dire che cosa diverrà il vapore espirato durante una fredda giornata d’inverno”. Questo sistema è comunque confutabile ; leggiamo come dal filosofo contemporaneo Henri Bergson : “In una dottrina cosiffatta si parla ancora del tempo, se ne pronuncia il nome, ma non si pensa affatto alla sua realtà. Il tempo infatti vi appare sprovveduto di efficacia, non vi fa nulla, e quindi non è nulla. Il meccanicismo radicale implica una metafisica[2] in cui la totalità del reale è posta in blocco, nell’eternità, e in cui la durata apparente delle cose esprime soltanto la debolezza di uno spirito incapace di afferrare tutto in una volta. Ma la durata è ben altro per la nostra coscienza, vale a dire per ciò che vi è di più indiscutibile nella nostra esperienza. Non percepiamo la durata come una corrente che non ci sarebbe possibile risalire. Essa è il fondo del nostro essere e, ben lo sentiamo, la sostanza stessa delle cose con cui siamo in comunicazione. Invano si fa brillare davanti ai nostri occhi il miraggio di una matematica universale ; noi non possiamo sacrificare l’esperienza alle esigenze di un sistema. Ed è per questo che respingiamo il meccanicismo radicale.”[3]       

Bergson e il finalismo :

Bergson contrappose l’istinto all’intelligenza e considerò l’intuizione come la più pura forma dell’istinto. L’intelligenza, egli era convinto, è adatta a considerare cose materiali ma non può occuparsi di argomenti fondamentali quali la vita o il pensiero. Egli definì l’intuizione come “istinto divenuto disinteressato, cosciente, capace di riflettere sulle sue finalità e di ampliarle  indefinitamente.” L’intelligenza, in altre parole, può solo analizzare, e la funzione dell’analisi è di produrre ciò che è relativo a una finalità, piuttosto che all’assoluto, o all’individuale. Solo tramite l’intuizione, Bergson dichiarò, l’assoluto può essere compreso. Occorre distinguere quanto vi sia di accettabile nel finalismo[4] da quanto invece si debba invece respingere sicuramente. Infatti il finalismo è una dottrina estensibile senza limiti ed estremamente duttile che si presta ad un’infinità di adattamenti. Va posta quindi una certa attenzione a  non interpretare questa dottrina in senso lato e di conseguenza cadere nell’errore abbastanza comune di credere che tutto ciò che avviene è predestinato fin dall’inizio, perchè così voluto da Dio, si tratterebbe allora di fatalismo. Bergson Henri (1859-1941), filosofo francese e premio Nobel, propose una teoria dell’evoluzione, basata sulla dimensione spirituale  della vita umana, che ebbe una notevole influenza su varie discipline. Nato a Parigi, il 18 ottobre 1859, Bergson fu educato all’École Normale Supérieure e all’Universitè de Paris. Egli insegnò in diverse scuole secondarie dal 1881 al 1898, anno in cui accettò il professorato all’École Normale Supérieure. Due anni più tardi conseguì la cattedra di filosofia al Collège de France. Una delle sue opere più importanti è L’Evoluzione Creatrice(1907), che tratta del problema dell’esistenza umana e della sua evoluzione. Nel 1914 Bergson entrò a far parte dell’Accademia Francese. Nel 1921 Bergson lasciò il Collège de France per dedicarsi interamente agli affari internazionali, ai problemi politici e morali e alla religione. Si convertì dal giudaismo alla Chiesa Cattolica. Negli ultimi due anni della sua vita ha pubblicato solo due libri :   Le due direzioni della Moralità e della Religione (1932), nei quali alligna la sua filosofia al Cristianesimo . Nel 1927 conseguì il premio Nobel per la letteratura. Il suo pensiero contrastò sempre il materialismo formale. Anche se spesso erroneamente associato con la scuola filosofica dell’intuizionismo, il bergsonismo è invece una filosofia originale ed  eclettica e non può essere catalogata in correnti di pensiero preesistenti. Bergson ha sempre enfatizzato l’importanza dell’intuizione sull’intelletto, promuovendo al contempo l’idea di due correnti opposte: la materia inerte in conflitto con la vita organica, intesa come spinta vitale degli sforzi trainanti dell’azione libera della creatività. Da tutto ciò scaturisce chiaramente l’idea di un Dio creatore e generatore della materia e della vita, la cui opera creatrice si attua attraverso l’evoluzione delle specie e la formazione delle personalità umane. Le due direzioni.. indicano la causa finale della creazione e costituiscono la continuazione e la giustificazione dell’Evoluzione Creatrice che spiega la causa motrice dello slancio vitale che si proietta attraverso i mondi.  Detta finalità è quella di creare le condizioni più adatte a favorire la comparsa di personalità umane a loro volta creatrici che collaborino con Dio. In particolare lo scopo è proprio quello di formare soprattutto quelle rare personalità complete che noi chiamiamo santi e che gli ebrei indicano nei profeti. Un Gesù mistico, o meglio “capo dei mistici”, si delinea nel pensiero bergsoniano  come colui nel quale “l’uomo ha liberato la specie e si è liberato dalla specie”[5]    


[1] Il meccanicismo è la dottrina che presume di spiegare ogni fenomeno dell’universo coi movimenti della materia ; cioè consiste nel considerare l’avvenire e il passato come calcolabili in funzione del presente e nel pretendere quindi che tutto è dato. Secondo questa ipotesi, passato, presente e futuro potrebbero essere colti con un solo sguardo da una intelligenza capace di eseguire il calcolo.

[2] Metafisica : Sistema che si occupa dello studio delle ultime e supreme ragioni delle cose : parte più alta e astratta della filosofia, relativa al soprasensibile (la metafisica non è più trattata dal secolo 18°).

[3] Henri Bergson, L’EVOLUZIONE CREATRICE, Collana premi Nobel di letteratura, Fratelli Fabbri Editori, (1966 - Milano) 

[4] Il finalismo è una dottrina che assegna a ogni cosa, essere o fatto un valore teleologico, cioè legato al mondo sovrumano dove agiscono le finalità, e tutto è ed avviene in favore del genere umano. 
[5] L’espressione è del commentatore N.Henri Gouthier, che così commenta : “Non è, questo, il cristianesimo delle Passioni e delle Sepolture, ma quello delle Ascensioni e delle Assunzioni, in cui l’umanità tutta intera, insieme al Risorto del Tintoretto e alla Vergine del Tiziano, s’innalza in un cielo veneziano”. 
[Edited by maxis35 9/24/2011 8:58 PM]