https://www.facebook.com/pages/Evangelium/447120875339778?fref=tsDite agli smarriti di cuore "Ecco il vostro Dio ...." (Is 35)
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La Chiamata - 3

Last Update: 10/2/2011 9:39 PM
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10/2/2011 9:39 PM
 
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Chi manderò ? ... manda me !

2 EVANGELIZZARE OGGI

2a) E’ più conveniente per noi pregare solamente o anche andare verso i più piccoli ?

Dobbiamo fare tutto, secondo il modello che vediamo risplendere in Lui. [1]

 

 
I
n un’economia di tipo agricolo come quella dei tempi di Eliseo, non era possibile essere profeta e contemporaneamente accudire alla propria mansione di agricoltore. I mezzi di trasporto erano molto lenti le comunicazioni molto difficili, non c’era nè la radio nè i giornali nè tanto meno la televisione. Per cui l’annuncio della Parola era fatto andando di persona laddove il Signore chiamava, comportando spesso una dedizione completa ed esclusiva. Al tempo d’oggi si può, invece, comodamente andare da un posto all’altro in brevissimo tempo, per cui per annunciare la parola non occorre lasciare le proprie mansioni. Con il verbo  evangelizzare” si intende  proprio “annunciare la  Buona Notizia” che è la Parola di Dio.  Se è vero che oggi non è necessario lasciare il proprio lavoro è altrettanto vero però che bisogna abbandonare tutte le passioni e rinunciare soprattutto ai propri beni. Che non vuol dire necessariamente che dobbiamo vendere tutto e darlo ai poveri (non a tutti è richiesto), ma può anche significare che dobbiamo semplicemente rinunciare a considerare nostro ciò che possediamo. Possiamo anche noi  fare come Zaccheo che dopo aver incontrato Gesù cambia radicalmente il suo modo di intendere le cose e condivide con tutti i suoi beni.   

2b) Può un laico evangelizzare ?

Tutti noi cristiani siamo chiamati a testimoniare che il Regno dei Cieli è già qui in mezzo a noi.

 

  Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto».Gesù gli rispose: «Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch'egli è figlio di Abramo; il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».[2]  Zaccheo rappresenta il laico che decide di partecipare alla costruzione  del regno, cioè decide di seguire il vangelo pur continuando la sua attività ma con uno spirito nuovo. Anche noi possiamo fare altrettanto ; apriremo cioè le porte e metteremo a disposizione noi ed i nostri beni alle necessità dei più piccoli. Anche il laico può partecipare a questa opera di salvezza. In questa epoca in cui la fede sta diventando sempre più sbiadita gli è richiesto di essere testimone (martire = testimone), dimostrando con la propria vita quotidiana che è possibile, anzi indispensabile vivere secondo gli insegnamenti di Gesù (il Cristo, il Figlio di Dio, risorto dalla morte), nella famiglia, sul posto di lavoro, fuori sulla strada, ovunque insomma. Dobbiamo essere le mani e le braccia e se occorre la voce della Chiesa di Gesù, con umiltà e gioia.  “Lo diceva anche il filosofo Nietzsche, ateo e miscredente, il quale faceva notare ai cristiani : «Se la Buona Novella della vostra Bibbia fosse scritta anche sul vostro volto, voi non avreste bisogno di insistere così ostinatamente perchè si creda all’autorità di questo libro : le vostre opere, le vostre azioni, dovrebbero rendere quasi superflua la Bibbia». Nietzsche ha ragione : i testimoni fanno sempre breccia .”[3]   E’ tempo di uscire in cerca del gregge che si è disperso!.[4] Salutiamo definitivamente come fece Eliseo (bruciando gli attrezzi di lavoro per cuocere la carne)  i nostri interessi materiali  e disponiamoci a mettere al primo posto DIO. Non è possibile infatti conciliare l’evangelizzazione con altre attività che distraggono da Dio. Evangelizzare è un incarico molto importante ed impegnativo, dovremmo pensarci molto  bene prima di metterci all’opera. [5]  A spingerci non deve essere nè il desiderio di realizzazione, nè la voglia di sentirci utili, nè desiderio di autorità, nè desiderio di protagonismo, nulla cioè che non sia esclusivamente amore verso Dio e verso il prossimo.  Gesù dice: “Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri”, Sant’Agostino ripete “Ama e poi fa quello che vuoi”, perché l’amore è l’unico senso della Vita. Tutto il resto è vanità dice anche Qoelet. Al tempo d’oggi sembra che sia rimasto solo un pezzetto delle parole di Sant’Agostino “....fa quello che vuoi”. Ma la verità lo è solo se è intera e non parziale come invece spesso fa comodo pensare. Il servire gli altri, il comprenderli, il giustificarli, l’ascoltarli, lo stimarli più di noi stessi, l’accettarli così come sono, ma soprattutto vedere in essi il volto meraviglioso di Dio, questo è l’unica maniera per dimostrare amore al prossimo. L’unico modo che abbiamo di amare Dio è quello di amare il prossimo, cioè é attraverso l’amore verso il prossimo che possiamo dimostrare amore verso Dio. Solo se siamo innamorati di Dio, possiamo amare veramente tutti, solo se siamo disposti a donare la nostra vita a Dio, possiamo metterci al servizio dei fratelli più piccoli, solo se riconosciamo in Lui l’unica salvezza, la possiamo annunciare anche ai nostri amici. Amare Dio è scoprire la bellezza della vita, vivere solo per Lui è capire veramente il valore di ogni cosa. Per arrivare a cooperare alla costruzione del regno di Dio occorre averlo conosciuto con una forte esperienza di liberazione. Questo non è possibile in talune situazioni ; quelle di eccessiva preoccupazione per la propria sicurezza, o quelle di eccessiva ricchezza, o quelle di tossicodipendenza, o quelle in cui vi sono atteggiamenti che si oppongono a qualsiasi cambiamento. Esistono, ad esempio, personalità dal carattere autoritario che non riescono a concepire ciò che non rientra nei  loro schemi ; costoro non vogliono correre il rischio del cambiamento per il quale non sono ancora maturi.  “Un conto è parlare e discutere su Dio, come fanno i teologi e i filosofi, e un altro è entrare in un incontro reale con lui. Chi non ha sperimentato questo incontro, come hanno fatto i profeti e i santi, non ha conosciuto Dio.”[6]           Preghiera allo Spirito Santo: Signore insegnaci ad amare il vangelo di Gesù, soprattutto fa  che noi sappiamo metterlo in pratica. La tua ispirazione sia accolta dal nostro cuore. Le illusioni non ci confondano mai. Aiutaci a scoprire i nostri limiti e i nostri difetti, rendici capaci di correggerci. Sii Tu la nostra guida ; saremo attenti alla tua Parola. Meravigliaci  o Signore.   

3 LA RISPOSTA

3a Gesù chiede a ognuno di noi :                   “Che cosa fai qui ?” e l’innamorato del Signore risponde : “Sono pieno di zelo per il Signore” 

 Fu rivolta a Giona figlio di Amittai questa parola del Signore: «Alzati, va a Ninive la grande città e in essa proclama che la loro  malizia è salita fino a me».Giona però si mise in cammino per fuggire a Tarsis, lontano dal Signore. Scese a Giaffa, dove trovò una nave diretta a Tarsis. Pagato  il prezzo del trasporto, s'imbarcò con loro per Tarsis, lontano dal Signore.[7]  
A
l profeta Giona fu richiesto dal Signore di predicare a Ninive, città pagana, la conversione. Ma il profeta, che aveva in antipatia i pagani, per cui nutriva un forte disprezzo, scappò imbarcandosi al porto più vicino. Il Signore però riuscì a convincerlo a ritornare a Ninive. Giona se ne ebbe a male, ma Dio gli rispose che a differenza di Giona, Lui si era commosso di una città così affollata e disperata. Questo episodio mostra ancora una volta quanto Dio ami  tutti gli uomini anche i più lontani. La sua misericordia abbraccia sia i credenti che i pagani, per cui nutre un amore compassionevole infinitamente  più grande di quello di Giona e del nostro. Il tipo di risposta che viene data oggi  è quella di Giona, nel suo caso, proseguendo nella lettura della Sacra Bibbia, si apprende che il Signore  mandò perciò una tempesta, che gli impedì la fuga e lo obbligò così a profetizzare . La chiamata disattesa sembra oggi non spazientire il Signore, anzi sembra proprio che egli voglia rivolgersi anche ai più piccoli, ai meno capaci, purché siano pronti ad acconsentire alla Sua volontà senza esitare. Ora esaminiamo un’altra risposta :   Poi io udii la voce del Signore che diceva:  «Chi manderò e chi andrà per noi?».  E io risposi: «Eccomi, manda me!».[8]  Isaia non ha incertezze. Dopo essersi dichiarato indegno e perduto davanti all’Onnipotente viene purificato da uno dei cherubini, ed eccolo rispondere con l’entusiasmo di un bambino che è pronto ad andare lui.Questo entusiasmo  però lo può avere solo chi ha udito veramente la voce del Signore che lo chiama. La Sua Voce è talmente pacata e sussurrata che il rumore che facciamo la copre facilmente. Però chi l’ha ascoltata non se la scorderà più ; è talmente dolce e suadente che chi l’ha ascoltata solo per un istante è disposto a dare per essa la sua vita.   Egli si inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto un ginepro. Desideroso di morire, disse: «Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri». Si coricò e si addormentò sotto il ginepro. Allora, ecco un angelo lo toccò e gli disse: «Alzati e mangia!». Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia cotta su pietre roventi e un orcio d'acqua. Mangiò e bevve, quindi tornò a coricarsi. Venne di nuovo l'angelo del Signore, lo toccò e gli disse: «Su mangia, perché è troppo lungo per te il cammino». Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza datagli da quel cibo, camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l'Oreb. Ivi entrò in una caverna per passarvi la notte[9] Gli fu detto: «Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore». Ecco, il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero. Come l'udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all'ingresso della caverna. Ed ecco, sentì una voce che gli diceva: «Che fai qui, Elia?». Egli rispose: «Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi tentano di togliermi la vita».[10] La tentazione più struggente per chi si appresta a seguire Gesù nell’annuncio è proprio quella capitata ad Elia sotto al ginepro. Avverrà che anche noi vorremo mollare tutto e perciò pregheremo Dio di esentarci dal compito che ci siamo impegnati a svolgere per Lui. Abbattuti vorremo recedere da tutto e da tutti. Può darsi anche che le delusioni più brucianti saranno proprio quelle da parte dei nostri compagni, quelli a cui ci legava una dolce amicizia, e verso la casa di Dio camminavamo in festa.(Salmi 55,15) Ma anche se noi venissimo meno, Dio non verrà meno.       E' rimasta sola la figlia di Sion     come una capanna in una vigna,     come un casotto in un campo di cocomeri,     come una città assediata.[11]   Le opere di Dio sono così ; e nascono che sembrano  perdenti ; i nostri limiti non ci permettono di capire i suoi disegni ; essi si svelano man mano che si svolgono ; tra mille e più sconfitte si fan strada la debolezza, la fragilità ed è proprio dalla debolezza della croce che nasce la potenza del regno di Dio. E quando credi di aver fatto un passo ti accorgi che tu non l’hai fatto mai[12], ma il seme deve morire perchè possa germogliare ; infatti se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.[13]   Preghiera a Gesù :

Se anche restassimo soli, con Te Signore al nostro fianco non vacilleremo mai ; il tuo angelo ci consolerà, ci farà coraggio, ci spronerà a continuare. Noi abbiamo scelto di consacrare la vita a Te, e in obbedienza al tuo comando d’amore di dedicarci all’annuncio della speranza ai più piccoli. Vogliamo servirti o Signore per la costruzione del tuo Regno, costi quello che costi. La vita è una sola, ce l’hai donata Tu , e noi vogliamo impiegarla solo per seguire i tuoi precetti. Amen.

    

3b Qualche riflessione con Gesù

 “Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non  rubare, non dire falsa testimonianza , non frodare, onora il padre e  la madre ».  Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin  dalla mia giovinezza». Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca và, vendi quello che hai e dállo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi». Ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni.[14]  
T
utti siamo chiamati ad osservare i precetti di Dio, non tutti però siamo chiamati a prendere la croce di Cristo e a seguirlo. Ma a chi il Signore dice : “seguimi !” non è concesso di tentennare. Se vuoi essere perfetto  devi ascoltare la chiamata di Gesù. Quello che ci trattiene dal farlo è talvolta la durezza del cuore e l’attaccamento alle proprie ricchezze e ai propri idoli. Non pensiamo che la ricchezza consista solo nel possesso smisurato dei beni ; il concetto di ricchezza è molto più profondo. E’ ricco chi si attacca alle cose o alle persone, chi ha bisogno dell’apprezzamento degli altri, chi vuole sempre essere al centro dell’attenzione. Chi si sente realizzato solo se può godere dell’ammirazione degli altri e chi non rinuncia a possedere o non vuole condividere con gli altri quello che ha.   E’ bene voler essere nel punto dove agisce lo Spirito di Dio ; solo che il punto dove agisce lo Spirito non è dove c’è la persona più in vista, perchè lo Spirito di Dio è di preferenza nel nascondimento. Se dunque vogliamo essere veramente nell’occhio del ciclone dello Spirito corriamo a occupare l’ultimo posto.[15]  Ed è solo dal nascondimento che potremo scoprire noi stessi nel più intimo, conosceremo così anche il prossimo ed arriveremo finalmente a vedere Dio.   L'uomo dal quale erano usciti i demòni gli chiese di restare con lui, ma egli lo congedò dicendo: «Torna a casa tua e racconta quello che Dio ti ha fatto». L'uomo se ne andò, proclamando per tutta la città quello che Gesù gli aveva fatto.[16] Come possiamo essere ingrati ? Se abbiamo ricevuto una benedizione da Dio, dobbiamo manifestarla a tutti. Un modo potrebbe essere proprio quello di proclamare la grandezza di Dio per tutta la città, senza la pretesa di fare grandi cose, con la semplicità che manderà in crisi tante persone.   Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua.[17] ·       Rinnegare se stesso significa: disconoscersi, non voler più contare nulla per nessuno, nemmeno per se stessi.·       Prendere la propria croce significa: accettare qualsiasi situazione materiale e psicologica offrendola al Signore.·       Ogni giorno significa: definitivamente, in modo costante per sempre.        Mentre andavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo».[18]  Vedendo Gesù operare così tante meraviglie più di uno avrà pensato di mettersi al suo seguito per usufruire dei benefici dei suoi prodigi, senza capire l’importanza di seguire invece il suo insegnamento. A costoro Gesù fa notare quale sia il tipo di vantaggio di cui essi potranno godere seguendolo. Che differenza, fratelli miei, tra noi e il Maestro!. Noi siamo sempre attaccati a qualche cosa, facciamo fatica a lasciare il morbido cuscino del nostro letto. Ma Gesù, che è Dio non ha dove posare il capo, forse perchè suo guanciale è l’universo intero.  Noi sappiamo distinguere gli amici ed i parenti ; Gesù non fa distinzioni, non è parziale; tutti gli sono fratelli, e specialmente le persone più scomode, i più miserabili ed i più poveri attraggono la Sua tenerezza. Non illudiamoci ; seguire Gesù, annunciandone la parola non è comodo. Non aspettiamoci alcuna riconoscenza da nessuno, solo il Signore che sa leggere nel nostro cuore ce ne renderà merito. Chi, affascinato dalle meraviglie compiute dal Signore, pensa di trarre da esse un vantaggio anche fosse solo di prestigio o di stima, commette un grave errore. Si legge negli Atti  che vi era da tempo in città un tale di nome Simone, dedito alla magia, il  quale mandava in visibilio la popolazione di Samaria, spacciandosi per un gran personaggio. Costui, vedendo che molta folla si convertiva, ascoltando Filippo e Pietro annunciare il Vangelo, ne ebbe invidia e avendo paura di perdere prestigio presso il popolo disse loro : «Date anche a me questo potere perché a chiunque io imponga le mani, egli riceva [da me] lo Spirito Santo». Ma Pietro gli rispose: «Il tuo denaro vada con te in perdizione, perché hai osato pensare di acquistare con denaro il dono di Dio.[19] Pietro è scandalizzato dall’incapacità di comprendere che dimostra Simone il mago, il quale è desideroso solo di acquisire il potere, incapace di capire il messaggio d’amore di Gesù. Certamente nessuno di noi  ritiene di essere come Simone il mago ; però spesso  qualcuno cade nell’errore di interpretare la religiosità in  maniera magica, utilizzando le preghiere proprio come fossero formule e gli oggetti sacri alla stregua degli amuleti. Anche se involontariamente, così facendo, facciamo pratica della superstizione addirittura con ciò che vi è di più puro. Questa è una tentazione che si presenta specialmente in quei gruppi di preghiera, dove talvolta il protagonismo assume un ruolo tanto importante che la ricerca del carisma diviene prioritaria a supporto di una attività fatta unicamente di esteriorità. Invece l’Apostolo ci ammonisce che è giusto aspirare ai carismi ma che soprattutto dobbiamo tendere alla carità - intesa come amore e non come elemosina. Per cui deve essere l’amore per i fratelli a spingerci a chiedere quei carismi che il Signore reputa necessari per il bene di essi. Per l’evangelizzatore dei piccoli, quindi, non contano i gesti eclatanti, ma la pratica umile dell’amore ; i miracoli, chiediamoli sempre al Signore ma lasciamo che a farli sia proprio Lui quando e come vorrà. Portare addosso il santo rosario o il crocifisso non per aiutarci nella preghiera, bensì con la convinzione che ci preservi da ogni disgrazia, significa usarlo, anche se ingenuamente, come fosse un talismano ; i pagani, quelli più ignoranti spesso usano allo stesso modo il corno, il ferro di cavallo, le pietre preziose, e certe misture di erbe in sacchetti da appendere al collo, confezionate da fattucchiere e maghi. Nell’ormai famoso film di cattivo gusto “L’esorcista” il prete, durante l’esorcismo, fa uso di un crocifisso che al contatto della pelle dell’indemoniata provoca delle manifestazioni raccapriccianti. E’ forse da qui e da tutti gli altri film dello stesso filone, che certuni hanno pensato di utilizzare il crocifisso per far discernimento degli spiriti cattivi, un po’ come il rabdomante utilizza la forcella di legno di ciliegio per trovare l’acqua. Entrambi queste pratiche sono ritenute dalla Chiesa pratiche superstiziose. Non è possibile pensare che una persona intelligente usi l’aglio ed il crocifisso per allontanare le tentazioni e gli influssi negativi. Gli unici rimedi sono la preghiera ed il serio impegno nel cammino spirituale ; il crocifisso rimane unicamente il simbolo della morte di Gesù il nostro Signore e della conseguente nostra salvezza e come tale va considerato. Quando mi prostro davanti al crocifisso devo avere l’unica intenzione di  fare atto di adorazione a Gesù che da esso è rappresentato. Il crocifisso benedetto, l’acqua di Lourdes, rappresentano dei segni tangibili dell’amore di Dio nei nostri riguardi, ma in sè non possiedono alcun potere ; il miracolo è sempre e solo Dio a compierlo.        Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.[20]   Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie,  figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può  essere mio discepolo.[21] Questo modo così incisivo di esprimersi, tipico dell’espressione semitica, è usato da Gesù per scuotere e provocare gli ascoltatori perchè non si illudano che sia facile intraprendere la Via della Vita e della Verità. Il Maestro vuole in questa maniera rimarcare il peso e la serietà di questo impegno; la sua chiamata ci può anche scandalizzare, ma se non rinneghiamo tutto come possiamo dirci suoi discepoli ? Spesso si è intimoriti da queste parole così penetranti, ma è importante meditarle e far sì che ci appartengano intimamente. Il padre, la madre, la moglie, i figli, le sorelle e i fratelli rappresentano in questo detto di Gesù tutti i legami più intimi che noi abbiamo con la società nella quale viviamo e ci confrontiamo, essi rappresentano il nostro modo di vivere, le nostre dolci abitudini, il nostro mondo esclusivo e il nostro essere sempre centro di ogni interesse. Decidere di avere in odio questi legami, per amore di Dio, significa compiere un salto di qualità nel cammino verso Cristo. San Francesco attua in pieno questo principio, abbandonando tutto quello che possiede compresi i suoi famigliari ; cessa di considerare suo tutto quello che è oggetto del suo attaccamento e della sua attenzione per amare Dio completamente. Ma, facendo così, proprio allora, il suo amore supera i sentimenti umani fatti di possesso  e di egoismo, rigettandoli con disprezzo, per abbracciare invece un Amore illimitato, imbevuto dell’acqua viva della fonte dell’Amore dello Spirito di Dio che comprende tutto, sino ad amare, amare, amare senza limiti tutti e non solo se stesso e le proprie cose care.  ·       E’ solo morendo a noi stessi che potremo vivere in pienezza l’Eredità di Gesù. Solo così potremo essere uomini e donne nuovi.        Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà.[22]


[1] In appendice A3 : Nuova Evangelizzazione - La risposta alle ansie e alle angosce del nostro tempo

  
[2] Luca 19,8-10

[3] Pino Pellegrino, Il linguaggio simbolico, un linguaggio da catechisti professionisti, appunti per una scuola dei catechisti - 7 , EDITRICE ELLE DI CI  (Torino 1995).

[4] Catechismo della Chiesa Cattolica 1122 III. I sacramenti della fede : Cristo ha inviato i suoi Apostoli perché «nel suo Nome», siano «predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati» (Lc 24,47). «Ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt 28,19). La missione di battezzare, dunque la missione sacramentale, è implicita nella missione di evangelizzare, poiché il sacramento è preparato dalla Parola di Dio e dalla fede, la quale è consenso a questa Parola: Il Popolo di Dio viene adunato innanzitutto per mezzo della Parola del Dio vivente... La predicazione della Parola è necessaria per lo stesso ministero dei sacramenti, trattandosi di sacramenti della fede, la quale nasce e si alimenta con la Parola. 1533 CAPITOLO TERZO I SACRAMENTI DEL SERVIZIO DELLA COMUNIONEIl Battesimo, la Confermazione e l'Eucaristia sono i sacramenti dell'iniziazione cristiana. Essi fondano la vocazione comune di tutti i discepoli di Cristo, vocazione alla santità e alla missione di evangelizzare il mondo. Conferiscono le grazie necessarie per vivere secondo lo Spirito in questa vita di pellegrini in cammino verso la patria. 2225 Dalla grazia del sacramento del Matrimonio, i genitori hanno ricevuto la responsabilità e il privilegio di evangelizzare i loro figli. Li inizieranno, fin dai primi anni di vita, ai misteri della fede dei quali essi, per i figli, sono «i primi annunziatori». Li faranno partecipare alla vita della Chiesa fin dalla più tenera età. I modi di vivere in famiglia possono sviluppare le disposizioni affettiveche, per l'intera esistenza, costituiscono autentiche condizioni preliminari e sostegni di una fede viva. 
[5] Concilio Vaticano II - 17 - Carattere missionario della Chiesa :17. Come infatti il Figlio è stato mandato dal Padre, egli stesso ha mandato gli apostoli (cf. Gv. 20, 21) dicendo: " Andate e ammaestrate tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro a osservare tutto quanto vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo" (Mt. 28, 19-20). E questo solenne comando di Cristo di annunziare la verità della salvezza, la Chiesa l'ha ricevuto dagli apostoli per adempierlo sino all'ultimo confine della terra (cf. Atti 1, 8). Essa fa quindi sue le parole dell'apostolo: Guai... a me se non predicassi il vangelo:" (1Cor. 9, 16), e perciò continua a mandare ininterrottamente missionari, fino a che le nuove chiese siano pienamente costituite e anch'esse continuino l'opera di evangelizzazione. E' spinta infatti dallo Spirito santo a cooperare perché sia mandato ad effetto il piano di Dio, il quale ha costituito Cristo principio di salvezza per il mondo intero. Predicando il Vangelo, la Chiesa attira gli uditori alla fede e alla professione della fede, li dispone al battesimo, li toglie dalla schiavitù dell'errore e li incorpora a Cristo, affinché crescano in lui per la carità fino alla pienezza. Con la sua attività essa fa in modo che ogni germe di bene che si trova nel cuore e nella mente degli uomini o nei riti e nelle culture proprie dei popoli, non solo non vada perduto, ma sia purificato, elevato e perfezionato per la gloria di Dio, per la confusione del demonio e la felicità dell'uomo. A ogni discepolo di Cristo incombe il dovere di diffondere, per parte sua, la fede. Ma se ognuno può battezzare i credenti, è tuttavia proprio del sacerdote completare l'edificazione del corpo col sacrificio eucaristico, adempiendo le parole dette da Dio per mezzo del profeta: " Da dove sorge il sole fin dove tramonta, grande è il mio nome tra le genti, e in ogni luogo si sacrifica e si offre al mio nome una pura oblazione" (Mal. 1, 11). Così la Chiesa prega e lavora nello stesso tempo, affinché la pienezza del mondo intero passi nel popolo di Dio, corpo del Signore e tempio dello Spirito santo, e in Cristo, capo di tutti, sia reso ogni onore e ogni gloria al Creatore e Padre dell'universo.   

[6] Giuseppe Scattolin, Esperienze mistiche nell’Islam. 1° L’inizio di un cammino, EMI (Bologna 1994)

[7]  Giona 1,1-3

[8] Isaia 6,8
[9] 1 RE  19,1-9
[10] 1 RE  19,11-14

[11] Isaia 1, 8

[12] Cfr. Massimiliano Troiani Un profeta per l’Africa - musiche originali di Marcello Marocchi e Giampiero Artegiani (FATMO Missionari Comboniani Verona 1996)

[13] Gv 12,24

[14] Mr 10,18-21

[15] Raniero Cantalamessa, LA SOBRIA EBREZZA DELLO SPIRITO (Rinnovamento nello Spirito s.r.l. - Via degli Olmi 62. 00162 Roma 1996)  

[16] Lc 8,38-39

[17]  Lc 9.23
[18]  Lc 9.57,62

[19]  Cfr. Atti 8,9

[20]  Lc 4,33
[21]  Lc 14,26
[22] Gv 12,26
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